#tuttimaschi diventa un monitoraggio continuo, ma c'è molto di più e di meglio

Un altro festival di cinema #tuttimaschi sta per iniziare, allora parliamo di donne e di diversity con dati da consultare e liste di film da vedere per non farsi trovare impreparate/i

Buongiorno,

eccoci al terzo invio di Cineaste, per alcune/i sarà il primo.

Oggi parlerò di: film diretti da registe italiane che i festival potrebbero selezionare, la minaccia dell’Est Film Festival, film da vedere in streaming, notizie della settimana, opportunità di formazione, festival in giro per la penisola e on line.

UNA POLEMICA STERILE SOLO PER OTTENERE VISIBILITà?

È giusto che un festival che non comprende donne in concorso riceva migliaia di euro di contributi da stato e regione e sia l’unico festival del comune in cui ha base? Ed è giusto annullare il mio diritto di critica, un paese in cui dovrebbe ancora essere garantita libertà di stampa? Per alcuni la proposta di evitare l’Est Film Festival, lanciata tramite la scorsa newsletter e i miei social non è stata altro che una polemica sterile per ottenere visibilità, nonostante la shitstorm che ho subito e che è stata raccontata da Greta Sclaunich del Corriere della sera. Non è così, e le centinaia di persone che hanno fatta propria la proposta chiedono di smetterla con i festival, i convegni, i panel e in generale gli eventi #tuttimaschi. Bisogna invece parlare di questa assenza di donne, anche perché gli eventi sono rivolti a tutta la cittadinanza e il problema della rappresentanza va affrontato. Ma non solo per quanto riguarda la presenza delle donne, ma anche di migranti, minoranze, persone di seconda generazione e soggetti non tutelati.

Quattro anni fa ho lanciato con Leonardo De Franceschi, Giulia Grassilli e i registi Suranga Deshapriya Katugampala, Nadia Kibout, Fred Kuwornu, Razi Mohebi, Alfie Nze e Reda Zine la campagna Per un cinema diverso. Un nostro documento (questo) era teso a favorire attraverso la legge pluralismo, diversità e opportunità nelle industrie creative, dato che stava per essere promulgata una nuova legge sul cinema. Il testo era stato firmato come petizione da personalità quali Tezeta Abraham, Ubah Cristina Ali Farah, Saba Anglana, Gianluca Arcopinto, Jonis Bascir, Paula Baudet Vivanco, Francesca Bellino, Rachid Benhadj, Bernardo Bertolucci, Jonas Carpignano, Giulio Cederna, Mariuccia Ciotta, Marco Cohen, Sergio Di Giorgi, Maged El Mahedy, Esther Elisha, Theo Eshetu, Agostino Ferrente, Goffredo Fofi, Annamaria Gallone, Mauro Gervasini, Gabriella Ghermandi, Gabriella Guido, Ahmed Hafiene, Pap Khouma, Francesca Koch, Hedy Krissane, Amara Lakhous, Tahar Lamri, Gad Lerner, Félicité Mbezele, Mohsen Melliti, Marco Müller, Flore Murard-Yovanovitch, Medhin Paolos, Dijana Pavlovic, Alessandro Portelli, Marco Simon Puccioni, Elvira Ricotta Adamo, Annamaria Rivera, Igiaba Scego, Andrea Segre, Roberto Silvestri, Alessandra Speciale, Alessandro Triulzi, Mauro Valeri, Francesca Vecchioni, Wu Ming, Dagmawi Yimer, Giancarlo Zappoli e molti altri successivamente.

Queste richieste però non sono mai apparse sulla stampa mainstream, fino a quando in parte sono state contemplate nella Legge Cinema del 2016 (qui alcuni miei articoli a riguardo, e qui le considerazioni fatte a caldo sul Manifesto da me e Leonardo De Franceschi). Se è successo è stato grazie all’interessamento dell’Anac (autori cinema, in particolare grazie alla regista Patrizia Fregonese) e alle studiose coordinate da Maura Misiti cui dobbiamo la ricerca Gap & Ciak. (Il Comitato scientifico era composto dalle registe Mariangela Barbanente e Stefania Casini per l’associazione di documentaristi DOC/IT, Ilaria A. De Pascalis dell’Università Roma 3, Jole Giannattanasio della Direzione generale Cinema del MIBACT, Massimo Guastini di cOOkies Comunicazione, Andrea Marzulli di SIAE, Veronica Pravadelli dell’Università Roma 3, Maura Misiti e Adele Menniti di IRPPS –CNR).

Proprio nel report di quell’importante ricerca viene menzionata, in tema di pari opportunità, la Legge 53 del 2000 che prevede – già vent’anni fa! - finanziamenti ad hoc per le sperimentazioni delle azioni positive in azienda. Azioni analoghe devono essere sostenute da FSE e PON. Quindi perché non pretendere lo stesso in tutti i settori, cinema compreso?

Per leggere cosa è cambiato in termini di pari opportunità con la nuova Legge Cinema apri le slide che trovi qui: si tratta di veri e propri incentivi per la parità di genere nel settore degli audiovisivi, e se spargiamo la voce diventerà fondamentale conoscerli.

Insomma, perché mai il mio far presente la mancanza di diversità e pluralismo sarebbe cercare attenzioni? In ogni caso, non sono io che merito attenzione, ma la meritano decisioni che possono influire sulla nostra vita quotidiana. Il fatto che l’abbia fatto notare risalta semplicemente a causa del silenzio in merito dei miei colleghi - salvo eccezioni. A proposito: grazie infinite di nuovo a chi mi ha espresso solidarietà, in particolare alle attrici del collettivo Amlet_a, Non una di meno, Ghinea, molte documentariste e molte persone che lavorano in altri ambiti ma hanno capito perfettamente cosa c’è in ballo. Alcuni mi hanno riferito episodi verificatesi negli anni con Est Film Festival e c’è in rete un video che ne prende in giro le abitudini. Altri mi hanno detto che in un’edizione gli organizzatori avevano polemizzato sul film vincitore, delegittimando la giuria. Non intendo concentrarmi su questo evento, che prima era sconosciuto ai più: preferisco parlare degli errori di valutazione che fanno in molti (compreso il selezionatore del festival, quello che arriva con garbo sulla mia bacheca Facebook per poi ordinare al social media manager la minaccia a base di mainsplaining). Lo farò prossimamente, per ora mi interessava soprattutto dare un follow up, come mi ha suggerito la regista Gaia Russo Frattasi. Insomma: loro cambieranno rotta, faranno sempre il tutto esaurito e rimarranno un evento caro al comune commissariato di Montefiascone, dove le occasioni di approfondimento sono poche, mentre noi lotteremo perché il valore del cinema delle donne sia riconosciuto ovunque. A ognuno il suo.

ANCHE QUESTA SETTIMANA UN FESTIVAL #TUTTIMASCHI

Intanto, questa settimana a Pistoia si svolge un altro piccolo festival che prevede nel suo programma – bellissimo, anche in questo caso, per carità! - nessuna regista: Presente Italiano a Pistoia. L’ha fatto anche l’anno scorso e qui trovi gli sponsor definiti decisivi. Di nuovo, se non ti piace l’idea del boicottaggio ti propongo comunque di ragionarne insieme, soprattutto quando si tratta di festival che fanno grandi proclami di restituzione della realtà alla cittadinanza locale (qui gli obiettivi di Presente Italiano e qui quelli di Est Film Festival), ricevono contributi e sponsorizzazioni (Mibact, Regione, aziende grandi e piccole) ma si dimenticano che anche le donne e le minoranze fanno parte della cittadinanza.

Un’idea può essere quella di mandare un’email a con scritto semplicemente Perché non ci sono donne? Ma io l’ho chiesto domenica scorsa e non ho ricevuto risposta, quindi lo chiederò anche attraverso i social utilizzando in questi giorni l’hashtag #iononsonopresente. È proprio sulla risposta di Presente Italiano, qualunque sia, e poi di altri, che dovremmo confrontarci: non si tratta certo un problema che nasce con i festival, ma anche i festival sono chiamati a dare un segnale.

FILM RECENTI DIRETTI DA DONNE

Non ci sono in sala nuovi film diretti da donne, perciò approfitto di questo e dell’ennesima notizia di un festival senza registe per una lista non esaustiva dei film che ci stiamo perdendo – e mi limito ai titoli italiani.

Per quanto riguarda i lungometraggi:

Nevia di Nunzia De Stefano, Il corpo della sposa di Michela Occhipinti, Maternal di Maura Delpero, Faith di Valentina Pedicini, Un confine incerto di Isabella Sandri, Stay Still di Elisa Mishto, Buio di Emanuela Rossi, Le sorelle Macaluso di Emma Dante, Miss Marx di Susanna Nicchiarelli, Zen sul ghiaccio sottile di Margherita Ferri, Simple Women di Chiara Malta, Samp di Antonio Rezza e Flavia Mastrella.

Mentre tra i documentari, indipendentemente dalla lunghezza:

Normal di Adele Tulli, Medium di Laura Cini, Palazzo di giustizia di Chiara Bellosi, Non è amore questo di Teresa Sala, Prendere la parola, Pino -Vita Accidentale di un Anarchico di Claudia Cipriani, Letizia Battaglia - Shooting the Mafia di Kim Longinotto, Fellini degli Spiriti di Anselma Dell'Olio, Climbing Iran di Francesca Borghetti, Ritorno in Apnea di Anna Maria Selini, We are the Thousand di Anita Rivaroli, Sulle tracce di Maria Lai di Maddalena Bregani, Fellinopolis di Silvia Giulietti, Extraliscio - Punk da Balera di Elisabetta Sgarbi, Un uomo deve essere forte di Elsi Perino e Ilaria Ciavattini.

Ci sono anche molti DOCUMENTARI CO-DIRETTI da una donna e un uomo:

Vanitas di Mario Brenta e Karine De Villers, Guerra e Pace di Massimo D'Anolfi e Martina Parenti, I Diari di Angela - Noi Due Cineasti. Capitolo Secondo di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, Baci Rubati di Fabrizio Laurenti e Gabriella Romano, Due Scatole Dimenticate - Viaggio in Vietnam di Paolo Pisanelli e Cecilia Mangini, Voglio vivere senza vedermi di Bruno Bigoni e Francesca Lolli, Il Caso Braibanti di Carmen Giardina e Massimiliano Palmese.

E ripeto, è una lista incompleta.

STUDI E RICERCHE

Pubblicherò in settimana sul Giornale dello spettacolo gli ultimi dati rilevati da uno studio guidato da Stacy L. Smith, docente presso USC Annenberg che da tempo conduce alcune tra le più importanti ricerche sulla presenza delle donne nel cinema, in televisione e nei media, facendo notare problemi di soggetti e gruppi sociali sottorappresentati, discriminazioni e progressi in tema di diversity. Lo studio più recente ha monitorato circa 1300 film dal 2007 al 2019 (keywords: gender, race/ethnicity, LGBTQ, disability). Oltre ai dati sulle donne nelle varie professioni, viene evidenziato come persone ispaniche, latinxos, con disabilità e transgender siano rappresentate molto più raramente, e quando presenti spesso sono poco o per niente rilevanti rispetto allo sviluppo della trama. Presto su giornaledellospettacolo.globalist.it

NEL CORSO DELLA SETTIMANA APPENA TERMINATA…

  • Il nuovo dpcm ha confermato le regole per le sale

    Rimangono aperti cinema e teatri, con un numero massimo di 1000 spettatori per spettacoli all’aperto e 200 spettatori per singola sala per spettacoli in luoghi chiusi. Un disastro per gli incassi e quindi anche per lavoratrici e lavoratori. E sarà ancora peggio se le regioni imporranno il coprifuoco serale.

  • Ci sono due film diretti da donne tra i 10 maggiori incassi, seppure contenuti per la riluttanza di molti ad andare al cinema.

    Maledetto Modigliani di Valeria Parisi totalizza € 167.521 e 18.719 spettatori, Un divano a Tunisi di Manele Labidi arriva a € 151.107 e 24.608 spettatori.

  • Irene Dionisio ha vinto il Premio come miglior regista europea under 35

    Il premio è intitolato a Giuseppe Bertolucci e nel corso dello stesso appuntamento al Teatro Argentina di Roma questa domenica saranno consegnati anche il Premio Giuseppe Bertolucci alla migliore attrice europea a Marianna Fontana e il Premio venticinquennale Virginia Reiter alla Carriera a Isa Danieli. Info.

  • È iniziata a Festa del cinema di Roma, che si terrà fino a domenica 25 ottobre. Presto condividerò un po’ di recensioni. Qui il programma completo.

    Sul Manifesto Stefano Crippa scrive di Disco Ruin di Lisa Bosi e Francesca Zerbetto, documentario sulle discoteche in Italia che andrà prossimamente in programmazione su Sky Arte.

  • Proprio alla Festa di Roma sono stati assegnati i premi WiCA

    WiCA - Women in Cinema Award è un riconoscimento voluto da un gruppo di giornaliste di cinema che intende contribuire alla visibilità delle donne del cinema con premi assegnati all’interno dei più importanti festival. Premi che non prevedono divisioni tra le categorie professionali. È anche un riconoscimento agli uomini che hanno messo al centro dei loro film figure femminili e ai cineasti che hanno scelto di valorizzarne il talento all’interno delle produzioni. Dopo aver premiato alla Mostra di Venezia i registi Francesca Comencini, Claudio Giovannesi e Christian Petzold, l'attrice francese Ludivine Sagnier, la scrittrice Chiara Tagliaferri, la presidente dei David di Donatello Piera Detassis e la giornalista Antonella Nesi, alla Festa di Roma i Wica sono andati a Liliana Cavani, Paola Cortellesi e Riccardo Milani, Daniela Ciancio, Donatella Palermo e Claudio Masenza.

    Qui la videointervista di Chiara Nicoletti di FredFM a Liliana Cavani.

  • Sono stati assegnati (sempre alla Festa) i premi del MIA – Mercato Internazionale dell’audiovisivo

    Tra i premiati, EBBA di Johanna Pyykkö e Miss Fallaci takes America di Alessandra Gonnella. Al progetto di Gonnella dedicato a Oriana Fallaci parteciperàanche Edoardo Perazzi, nipote e unico erede della giornalista. L’attrice Miriam Leone ha confermato l’interesse a interpretare il ruolo di Fallaci. C’è da augurarsi, considerando la natura islamofobica di certe esternazioni della scrittrice, che la serie tv che ne scaturirà non si riveli agiografica.

  • Al festival OtherMovie di Lugano hanno vinto due donne

    Miglior Film è Then comes the evening di Maja Novkovic e Nel paese di calmo mattino di Alessandra Pescetta ha vinto come miglior regia.

  • È nata Anica Academy

    Formerà nuovi professionisti e professioniste dell’audiovisivo. I fondatori sono Anica, Medusa Film, Netflix, Rai, ViacomCbs e Vision Distribution.

    Tinny Andreatta, vice presidente delle serie originali italiane di Netflix (che ha lavorato per 25 anni in Rai) ha dichiarato: «Questo passo verso il futuro sarà tanto più coerente, quanto più sarà accogliente e inclusivo. Per questo ci impegneremo in modo particolare perché l'Academy sia sensibile a condizioni di accesso paritetiche, attente ai valori della diversità, della multiculturalità e sia capace di sostenere chi si trovi in uno stato di disagio socio-economico».

  • È uscita la prima clip di Lockdown all’italiana di Enrico Vanzina.

    Se ne discute già molto perché da un regista e sceneggiatore la cui filmografia è fatta di oggettificazione delle donne, peti e rutti non ci si aspetta grande sensibilità nei confronti delle vittime del Covid-19 e dei loro famigliari. L’associazione degli autori Anac chiede di di non dare giudizi preventivi e di valutare prima l’opera, qualcosa però mi dice che a Martina Stella e Paola Minaccioni interessasse più il cachet che il risultato finale. Per Lisa Melidoni, cognata di Enrico Vanzina, un film del genere non dovrebbe nemmeno essere distribuito, mentre per altri siamo solo rosicone. Io mi trovo piuttosto d’accordo con Paolo Noto secondo cui altri hanno avuto soldi e successo da film per cui i Vanzina sono stati additati a responsabili dello sfascio cinematografico nazionale, e consiglio questo saggio di Alan O'Leary sui cinepanettoni, dal libro Il colore della nazione, a cura di Gaia Giuliani.

COSA VEDERE SULLE PIATTAFORME

Sul Giornale dello spettacolo ho suggerito 9 film da vedere subito da casa: registe consacrate come Lina Wertmüller, Agnès Varda, Liliana Cavani, Chantal Akerman, Sally Potter, ma anche film più recenti di Francesca Tosarelli, Margherita Ferri, Rossella Schillaci, Mati Diop. Più un film a base di amore per la musica, We are The 1000, di Anita Rivaroli, per chi va alla Festa del cinema di Roma.

Ho scoperto solo dopo aver fatto tale lista che su Chili e CG Digital c’è School in the middle of the sea, documentario su educazione, scuola e auto-organizzazione sull'isola di Stromboli, diretto e co-prodotto da Gaia Russo Frattasi, regista che ha trascorso tre anni con bambini, adolescenti e genitori, coinvolgendo insegnanti e la comunità. Chi è a Cesena lo potrà vedere in presenza il 29 ottobre: info qui, mentre qui c’è un’intervista alla regista.

COSA ASCOLTARE

La regista Alina Marazzi ha parlato con la giornalista Charlotte Jansen di female gaze, delle figure fondamentali nel proprio lavoro e del cortometraggio che ha realizzato per Dior accedendo e all'archivio dell'artista femminista Lucia Marcucci. Nel sito dei Dior Talks.

DOVE ANDARE

On line e in parte in presenza a Milano c’è Sguardi Altrove. Tra le registe che accompagneranno un proprio film in sala: Nunzia De Stefano, Chiara Campara, Alessandra Mortelliti, Carolina Rosi e Didi Gnocchi. Michela Andreozzi e Maria Sole Tognazzi parteciperanno in streaming. Consiglio di sfogliare tutto il programma perché ci sono molti incontri interessanti, oltre ai film.

A Roma, oltre alla Festa c’è la proiezione del Trittico Tarkovskiano della regista e produttrice Donatella Baglivo fino al 29 ottobre al Centro Russo di Scienza e Cultura. L'evento comprende una mostra fotografica curata da Paola Pisanelli Nero per ricordare uno dei più grandi maestri del cinema, Andrej Tarkovskij. (Tutte le informazioni qui.) Baglivo infatti è stata tra le strette collaboratrici del regista russo durante la sua permanenza in Italia ed è tra le protagoniste del film Registe di Diana Dell'Erba (il dvd di Registe si può acquistare on line). Nel corso della sua carriera Baglivo si è dedicata maggiormente a interviste che sono cinebiografie: oltre cento personaggi intervistati. A breve pubblicherà il volume Accadde in noviola, ben 500 pagine e 1000 immagini inedite e testi della sua vita lavorativa e del rapporto con Tarkovskij. Qui la pagina Facebook della regista e qui il canale Youtube.

Sempre a Roma lunedì 26 ottobre c’è Visioni sarde, con cortometraggi di Alberta Raccis, Angelica Demurtas e altri registi sardi.

A Napoli c’è Artecinema, con diversi documentari diretti da donne in programma, alcuni si possono vedere anche on line. Non conosco direttamente questo festival, so solo che è incentrato sulle vite di artiste e artisti contemporanei e mi pare molto ricco.

A Torino c’è il Lovers e il programma anche qui è interessante, al di là di alcune questioni che si abbattono sul festival. Ne cito alcune:

Questo festival in origine (1986) si chiamava Torino Gay Lesbian Film Festival, ma qualche anno fa, secondo quanto si dice ma non si scrive, la comunicazione delle sue attività è stata affidata ad un’agenzia che trovava quantomeno cacofonico il termine lesbian e l’ha cancellato optando per Lovers. Parliamo di un festival che ha fatto storia, perché qui tanti e tante hanno per la prima volta visto storie di persone lgbtq al cinema, hanno socializzato etc. Eppure.

Il suo co-fondatore (insieme al compianto Ottavio Mai), Giovanni Minerba, è stato il direttore del TGLFF fino al 2017, quando - cito il blog del giornalista Gabriele Ferraris per riassumere - venne rimosso dalla politica e relegato al ruolo onorifico di presidente, con un contratto biennale di collaborazione che non è stato rinnovato, per cui alla fine del 2019 lo hanno messo elegantemente e definitivamente alla porta.

Del festival è stata direttrice anche la regista Irene Dionisio, che a mio parere ha tutte le carte in regola per occupare ancora questo ruolo, ma per alcune/i è più opportuno che a dirigere festival lgbt+ siano persone lgbt+.

Ora è direttrice Vladimir Luxuria, e ok, è una persona lgbt+, ma quale sarebbe il suo curriculum nell’ambito del cinema, a parte aver recitato in Mater Natura di Massimo Andrei? Rimane pur vero però, per chi ricorda le sue cene da Silvio Berlusconi, che sa trattare con i politicanti, o almeno sembra. Ci sono però molte persone lgbt+ con un curriculum nel cinema e un po’ mi vergogno a dire questa ovvietà che non è ovvia per tutti, evidentemente.

Quest’anno il festival ha scelto come immagine-guida un’opera di Leo Ortolani, un grande fumettista italiano, che però in passato ha fatto arrabbiare in particolare le persone trans e alleate per aver creato il personaggio di Cinzia: qui Antonia Caruso ha spiegato perché. Pur sapendolo, il Lovers ha accettato (o concordato?) un’immagine ispirata alla Dolce Vita felliniana in cui vediamo (è in homepage) al centro proprio quella Cinzia che fa il bagno nella fontana, come trasposizione trans di Anita Ekberg. Non si poteva proprio scegliere diversamente, ad esempio coinvolgendo Fumettibrutti o altre fumettiste?

OPPORTUNITà

Vuoi imparare a scrivere per il cinema? Lo sceneggiatore Francesco Trento tiene il primo corso di sceneggiatura solidale on line. Qualcuno l'ha chiamato "la Holden solidale". Si svolge ogni settimana con almeno una lezione gratuita, spesso con ospiti, in cambio di donazioni. E se se non si hanno i soldi per pagare si può prendere il corso in prestito o seguirlo gratis e andare a fare volontariato per lo stesso numero di ore. Tutte le informazioni qui.

Hai meno di 35 anni e vuoi partecipare ad una residenza di cinema con studentesse e studenti italiani e dell’America Latina per realizzare cortometraggi e spot? Castello Errante è un’iniziativa ideata da Adele Dell'Erario, organizzata dalla Occhi di Giove srl e realizzata con molte collaborazioni. Quest’anno la formazione teorica e i lavori di sviluppo e pre-produzione del progetto verranno svolti online nel mese di novembre 2020, mentre a febbraio 2021 si entrerà nel vivo dei lavori con l’arrivo in Italia della troupe che realizzerà due progetti audiovisivi, un corto documentario e un corto fiction, e alcuni spot legati alla valorizzazione delle ricchezze del patrimonio italiano. Info: www.castelloerrante-ric.it

Fino al 25 ottobre ci sono diversi eventi sul mondo del lavoro freelance con ACTA – L’associazione dei lavoratori freelance.

Appuntamento a martedì prossimo, ma non dimenticare di condividere #iononsonopresente e se vuoi contattarmi rispondi a questa e-mail, lascia un commento qui su Substack oppure attraverso i miei account sui social: Linkedin | Twitter | Facebook | Instagram

Grazie,

Chiara